LA SANTUZZA.

Non sono nata a Palermo, ci vivo da due anni eppure amo questa città come fosse ieri, no scusate, più di ieri. Non frequento le chiese, non credo ai libri sacri, non mi piace l’estremismo di qualsiasi religione. Credere penso sia una conseguenza dello stato emotivo di ognuno di Noi e, di quello che abbiamo scelto di vivere dentro una personalissima trasformazione che segue la genetica e l’educazione alla vita. Credere vuol dire essere liberi di affidarsi a tutto quello che pensiamo possa salvarci dalla realtà e,a volte anche dalla verità. Quindi, ad ognuno di Noi il proprio Credo. Ma c’è qualcosa che può superare appartenenze radicate dentro il nostro libero pensiero?Ogni preconcetto e che per questo possa essere meritevole della nostra attenzione? La risposta è sì.

Ho capito che qui a Palermo,- storia, tradizione, bellezza fatta di luce ed ombre- c’è qualcosa che valga tutto questo. Come un dovere emotivo per chiunque abbia scelto di vivere questa città.

Palermo non esiste senza Lei.

La sua parte più recondita, la sua continuazione. Santa Rosalia.

Lontano dal mio Credo, ho ritrovato questa consapevolezza, dentro radici profondissime di un Rito straordinario chiamato il “Festino della Santuzza”.

Rosalia, la Santuzza che -con la sua storia, poco importa se tra realtà e leggende popolari, un nome, un volto- a mio parere dovrebbe riunire Tutti. Palermitani e non, fedeli, atei o chi ha scelto di affidarsi ad un’altra religione dentro il proprio Credo. Ho imparato che, qui, a Palermo, Santa Rosalia è molto di più di una salvatrice. A lei i palermitani si affidano ogni giorno. Gente che non sa perché non ha conosciuto abbastanza, che sfida ogni giorno le difficoltà di questa città, che ignora tutto quello che c’è al di fuori dei loro quartieri, che si accontenta di quel poco e ogni giorno è sempre uguale, che la disprezza ma che poi se ne prende cura. Tutta quella gente che attende il 14 luglio come chi non sa rinunciare alla bellezza, con tutto l’amore che ha e che, riesce a commuoversi sempre dentro l’attimo di quella frase a voce alta: “Viva Palermo e Santa Rosalia”.

Devozione.

Attraversare il Festino significa riconoscere dentro questa grande Festa, l’attaccamento viscerale alla città, a colei che l’ha salvata e che continua a farlo ancora oggi.

Credo che il Festino debba essere di Tutti. Tutti quelli che scelgono di attraversarlo- a prescindere- per respirare l’essenza di questa notte magica.

Palermo di pollanche, sogni, lampioni gialli, babbaluci, fuochi d’artificio e cuori come tamburi.

Andate, correte, non avete scuse – non credo ai Santi-, non è ammesso lo snobismo- , Palermo è ora, questa notte sarà per sempre.

Pubblicato da V.

Valentina Ruggirello

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