MERAVIGLIA E STUPORE.

Ci sono giorni che non so cosa dire, come se d’un tratto avessi finito le parole e poi, ci sono giorni in cui tutto torna, sfioro ogni emozione che sta per fioriore dentro e, ogni parola viene sù, raffiora dalla mia parte più recondita ed io, mi sento pervasa come rapita, fluttuo dentro ognuna di esse e tutto quello che riesco a fare è, restare. Il silenzio è propiziatore di ogni straripamento, proprio come la corrente fa con la diga e, le mie emozioni sono come Musa, mente e cuore mi inondano e mi portano altrove, dentro quel viaggio inatteso e miracoloso. Ho sempre provato un senso di appartenenza con tutto ciò che mi è sconosciuto, nuovo. Ne sono sono attratta. Come se volessi che ogni cosa incontri, diventasse familiare dentro il mio personalissimo modo di vivere e abbracciare la vita. Ogni incontro che sia un passante o, semplicemente la natura riesce ad attraversarmi. Mi sento libera dentro un mondo nuovo, come aprire le braccia ed accogliere ogni cosa che valga la più piccola e solenne felicità. Fare il pieno vuol dire nutrirsi, raccogliere energia nuova. Questa mattina ho respirato la città nel suo silenzio più surreale nel tempo di una corsa e, ho pensato fosse un privilegio. Sopra la mia testa cielo azzurro terso, il sole sa sempre come abbracciarti e, il vento indiscreto soffia forte ma non disturba, come se volessi dirmi qualcosa. Mentre penso che sono grata per tutto questo, mi avvicino al porticciolo di Sant’Erasmo e incontro le suore della Casa di Padre Messina. Stanno curando il loro giardino, mi avvicino in corsa e le saluto, sorridono e mi ricambiano con quel sorriso appena accennato ma sincero. Pochi metri più avanti ritrovo davanti a me quel pezzo di mare in cui i raggi del sole si riversano, colpendo la bassa marea e facendo sì che tutto questo diventi ipnosi emotiva. Reti lasciate lì ad asciugare, barche ferme tra i ciottoli e quelle rimaste legate a bitte di attracco, passanti e poi volti sconosciuti ma che ritrovo sempre, tra banchina e mare. Non riesco a sottrarmi, vorrei continuare la mia corsa ma mi fermo. Incontro un uomo adulto e, chiedo cosa stessero facendo lì. Mi dice che qualcuno pesca, qualcun altro come lui fà compagnia a chi è lì. Lui è Pasquale, parliamo di quanto sia bello poter dire di vivere a Palermo e, abitare qui. Lontano dai palazzi alti che sovrastano la bellezza e la storia di questa città, nel modo più semplice respirare la sua essenza. Da qui è tutto più semplice, ogni persona ha una storia da raccontare per chi come lui si affaccia e, ritorna bambino. Una vita intera passata tra povertà e nobiltà d’animo, persone analfabete ma che di fronte al mare hanno saputo trovare parole per raccontare le loro emozioni. Pasquale è ottimista, ha la pelle e gli occhi di chi ha vissuto intere stagioni senza proteggersi e mi dice a voce alta che, crede possa ritornare a buttare le sue reti in mare e vivere di ciò che lo rende felice. Mentre parliamo, poco dopo ci avviciniamo al molo e, lì ritroviamo Giovanni. Ha appena fatto rientro con la sua piccola barca. Anche lui sul viso i segni di chi vive in mare da sempre. Il mare è narrazione. I suoi occhi dicono quello che non dice, mi avvicino a Lui con ritegno e ammirazione per provare a sentire. Mi presento e, riconosce che il mio accento non è il suo. Vieni da Trapani? Quasi come avessi acceso in Lui, un barlume tra i suoi ricordi. Faccio cenno di sì e, prende a raccontarmi dei suoi ricordi lontani. Veniva a Trapani per raccogliere i ricci, il tempo di un tuffo tra le acque davanti l’Ospizio Marino, trovare gli offerenti alla rotonda per la baia di Cornino e poi, rientrare a casa. Oggi non è più come ieri. Nostalgia ma lui, non si arrende e non si nega mai al mare. Ogni mattina, lo ritrovi qui. Butta fuori le reti e, dopo siede con la sua canna da pesca per ritrovarsi dentro questo movimento eterno. Sono felice. Felice di aver scavato nel suo essere taciturno e introverso. Saluto Pasquale e Giovanni, è un arrivederci per quando tornerò. Forse domani, forse chissà.

Ciao Amore, ciao Palermo.

Pubblicato da V.

Valentina Ruggirello

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